MANNA DELLE MADONIE

la “linfa” dolcissima del frassino
La coltivazione del frassino da manna (Fraxinus ornus) è stata
l’attività prevalente delle famiglie madonite fino agli anni
Cinquanta quando erano migliaia i quintali esportati e lavorati
dalle fabbriche di mannite italiane. Oggi il patrimonio di frassineti
della Sicilia nordoccidentale si è ridotto a circa 250 ettari, siti
nel Parco delle Madonie, tra i comuni di Pollina e Castelbuono.
E soltanto una parte è ancora produttiva.
La manna, dolcificante naturale a basso contenuto di glucosio
e fruttosio, si ricava da incisioni praticate sulla corteccia dei
tronchi, tra luglio e i primi dieci giorni di settembre, dagli
‘ntaccaluòri (raccoglitori) muniti di mannaruòlu. Da queste
fuoriesce una sostanza azzurrina e resinosa che, esposta al sole,
si condensa sul tronco o formando stalattiti biancastre, leggere
e spugnose grazie ad un sistema di fili. Con la rasula si raschia
la manna che rimane nei solchi e si fa confluire in una grande
foglia di ficodindia la parte colata. La manna raschiata dalla
corteccia deve essere depurata, mentre quella che scivola a
stalattite (cannoli) è purissima ed è questa – la manna eletta –
che il Presidio propone.
È un dolcificante e per le sue proprietà depurative, diuretiche
e lassative è trasformata dalle industrie cosmetiche e
farmaceutiche ed è molto diffusa in erboristeria.
La coltivazione del frassino deve essere preservata anche per
l’importante valenza ambientale: è una barriera contro il degrado
del territorio delle Madonie.


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